La nuova direttiva UE sulla due diligence per gli obblighi nella catena di fornitura
Il percorso e le discussioni della Commissione UE sono stati lunghi ed articolati, ma è dello scorso febbraio la prima bozza di una Direttiva che si propone di regolamentare una serie di buone prassi, fino ad ora lasciate alla volontà dei singoli, riguardanti la catena di fornitura.
Il primo passo concreto proposto dalla nuova Direttiva è quello di mappare, identificare e classificare tutti i rischi che possano essere causa di danni ambientali o sociali all’interno dei vari passaggi della supply chain.
Direttiva UE: i nuovi obblighi
La Commissione UE ha dunque riunito e formalizzato quello che fino ad ora era soltanto un insieme sparso di buone norme o soft law emanate da organizzazioni internazionali.
La due diligence all’interno della supply chain, grazie alla nuova Direttiva UE, riesce a trasformarsi in ufficialità secondo due direttrici principali: si introducono i primi obblighi di analisi e si forniscono veri e propri strumenti metodologici.
Ci sono stati alcuni Paesi che hanno già cercato di introdurre e formalizzare le buone pratiche nella catena di fornitura ancor prima dell’emanazione della Direttiva UE:
- Il Regno Unito con il suo UK Slavery Act ha reso obbligatorio dal 2015, per alcune organizzazioni selezionate su criteri dimensionali, pubblicare le prassi adottate per prevenire i rischi di sfruttamento dei lavoratori della supply chain.
- Ha preso esempio dall’esperienza britannica anche l’Australia con il Modern Slavery Actdel 2018, che si concentra soprattutto sulle fasi di reporting e trasparenza per le imprese.
- Per quanto riguarda l’Europa, significativo l’esempio della Francia con il Modern Slavery Act del 2018, nel quale viene introdotto l’obbligo, per alcune categorie imprenditoriali, di implementare un vero e proprio piano di vigilanza che monitori aspetti anche ambientali e di tutela dei diritti dei lavoratori della supply chain.
Interventi congiunti a livello internazionale hanno poi ulteriormente “acceso i riflettori” sull’importanza della regolamentazione dei fornitori: i due pilastri per quanto riguarda questo argomento sono
- le linee guida in materia di Responsible Business Conductpromosse dall’OECD.
- UN Human Rights Councilche a partire dal 2011 ha svolto una attività di importante spinta sul tema della Human Rights Due Diligence.
Dopo l’emanazione della bozza, anche le aziende italiane dovranno adeguarsi alla nuova normativa, producendo report e documenti che attestino la responsabilità e la due diligence adottate in tutte le fasi della supply chain.
Fonte: https://www.csqa.it/Sostenibilita/News/Responsabilita-sociale-e-Catene-di-fornitura,-obbl



