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Incedenti sul lavoro e mancato aggiornamento del DVR: cosa dice la Cassazione

Incedenti sul lavoro e mancato aggiornamento del DVR: cosa dice la Cassazione

A seguito di un incidente di qualche anno fa dove persero la vita quattro lavoratori a causa dello scoppio di un serbatoio, la Cassazione si è espressa sulle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

Nello specifico, riguardo la posizione dell’RSPP, l’addebito mosso era quello “di non avere provveduto a segnalare le situazioni di rischio riguardanti l’impianto, inducendo i superiori gerarchici, titolari di altrettante posizioni di garanzia, ad omettere quelle necessarie misure di sicurezza di cui avrebbe dovuto essere dotato il serbatoio.” Uno dei motivi presentati nel suo ricorso in Cassazione era quello secondo cui egli “avrebbe dovuto essere mandato esente da responsabilità perché i documenti di valutazione del rischio esistenti nell’azienda […] erano modelli predisposti dalla Direzione della società, che non potevano essere in alcun modo modificati dai sottoscrittori, i quali erano tenuti esclusivamente ad indicare il nominativo delle persone investite delle varie qualifiche e delle funzioni di garanzia.” La Corte ha ritenuto infondata la precedente argomentazione e si è concentrata sul tema dell’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi.

A tal proposito, la Cassazione ha infatti dichiarato che “è evidente che una simile interpretazione del documento di valutazione del rischio, è ben lontana dalla concezione che di esso si ricava dalla legge: il DVR è uno strumento duttile, suscettibile di essere in ogni momento aggiornato per essere costantemente al passo con le esigenze di prevenzione che si ricavano dalla pratica giornaliera dell’attività lavorativa.” Oltre a ciò la Corte ha anche aggiunto che “è noto che in tema di prevenzione degli infortuni, il datore di lavoro non solo ha l’obbligo di redigere il documento di valutazione dei rischi previsto dall’art.28 del D.Lgs. n.81 del 2008, analizzando ed individuando con il massimo grado di specificità - secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica - tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all’interno dell’azienda, ma è tenuto anche a sottoporre a periodico aggiornamento il suddetto documento (ex multis Sez.4, n.20129 del 10/3/2016, Rv.267253).

L’importanza di aggiornare il DVR a fronte delle mutate condizioni di lavoro

La Corte ha analizzato un altro caso in cui “la valutazione del rischio effettuata nel 1998 non era più attuale alle contingenze del momento e doveva essere adeguata al mutamento delle condizioni di lavoro”. Nello specifico, la Cassazione ha ribadito che “aveva assolto I.G. [quale direttore di stabilimento, n.d.r.] dal reato di lesioni colpose ai danni del lavoratore RA.A.” (essendo “estinto il reato per intervenuta prescrizione”) e che lo aveva condannato “al risarcimento dei danni in favore della parte civile ed alla rifusione delle spese sostenute in entrambi i gradi di giudizio.” In particolare si era verificato il malfunzionamento del macchinario per il taglio dei tessuti e il RA. A ed altri operai si sono occupati del taglio di alcune parti di tessuto che dovevano essere tagliate dalla macchina. Durante il taglio manuale effettuato con un taglierino il RA. A si è ferito ad un tendine del dito della mano sinistra. la Cassazione ha evidenziato come i motivi di ricorso mossi dall’imputato fossero “volti tutti a dimostrare che non vi era stato un mutamento quantitativo o qualitativo delle mansioni del RA.A., tale da imporre al datore di lavoro una nuova valutazione del rischio e conseguentemente una nuova formazione dei lavoratori e l’adozione di nuovi strumenti di protezione”.

Questo mutamento era stato accertato dalla Corte d’Appello, affermando che “ai fini civili, atteso il decorso della prescrizione, la responsabilità dello I.G. in relazione all’infortunio occorso al RA.A., sul rilievo che era mutato il livello di pericolosità del lavoro da questi svolto.

La Cassazione a fronte di tale episodio ricorda che “lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l’essenzialità di tale documento deriva con evidenza dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica (così, Sez.4, 13.12.2010, n.43786, Cozzini)” e precisa che sulla base degli accertamenti in fatto “le lesioni furono cagionate dal cattivo funzionamento del macchinario, che aveva indotto gli operai ad un lavoro più impegnativo e difficile di quello consueto: essi si dovevano occupare, infatti, anche del taglio di quelle parti di tessuto che dovevano essere tagliate dalla macchina.

Conseguentemente a ciò la Cassazione ritiene che “la considerazione, svolta dai giudici di appello, che tale lavoro fosse oggettivamente più pericoloso del precedente, ed imponesse, come tale, una specifica preparazione sui maggiori rischi connessi al guasto del macchinario e l’adozione di misure di sicurezza adeguate allo scopo, è immune da censure.” Infatti “il lavoratore era stato all’epoca del suo ingresso in azienda formato sui rischi inerenti la rifilatura manuale di pannelli già sagomati da una macchina tagliatrice: per fare ciò era stato dotato di un guanto di protezione e di un taglierino di piccole dimensioni.” Ma in seguito “il cattivo funzionamento della macchina aveva reso necessaria un’attività manuale più incisiva ed intensa, in quanto doveva essere impressa nel taglio del pannello una forza maggiore da parte del lavoratore addetto, tanto che il guanto antitaglio era risultato uno strumento di protezione insufficiente, circostanza dimostrata da pregressi simili infortuni verificatisi nonostante l’uso del guanto.”

Di conseguenza “la formazione svolta in passato e la scelta dello strumento individuale di protezione era risultata perciò insufficiente, mentre sarebbe stato necessario - come ben evidenziato dalla Corte di merito - valutare il nuovo e maggiore rischio e considerare l’utilizzo di dispositivi di protezione con caratteristiche diverse, idonee a fronteggiare il mutamento e l’aumento di difficoltà del lavoro connessi al guasto del macchinario.” Ciò in quanto “per rispettare lo standard giornaliero di produzione l’operazione di taglio manuale era divenuta più impegnativa e più rischiosa, tanto affermano i giudici di appello con argomentazione di logica evidenza. Tuttavia, la Corte afferma che “a fronte delle mutate condizioni di lavoro lo I.G. è rimasto inerte” Al contrario, “per la gestione del taglio aggravato dalla macchina non funzionante occorreva invece una informazione appropriata sullo specifico rischio, doveva essere valutato se l’operazione di taglio dei pannelli (non la semplice rifilatura) potesse essere tutta affidata alla mano dell’uomo e se fossero necessari strumenti diversi dal piccolo cutter in dotazione.

In conclusione si ribadisce che “la valutazione del rischio effettuata nel 1998 non era più attuale alle contingenze del momento e doveva essere adeguata al mutamento delle condizioni di lavoro.” Ciò perché “le misure atte a prevenire il rischio di infortuni vanno infatti individuate in ragione delle peculiarità della sede di lavoro e progressivamente adattate in ragione del mutamento delle complessive condizioni di svolgimento delle singole mansioni, secondo un concetto “dinamico” del rischio, che impone l’adeguamento degli strumenti di protezione e l’aggiornamento della formazione ed informazione del lavoratore, ogni qual volta intervenga un rischio nuovo rispetto a quello originariamente previsto.” E “nel caso in esame il rischio nuovo era dovuto al guasto della macchina tagliatrice.”

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