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Quando risparmiare sulla formazione costa caro alle aziende: le conseguenze delle sentenze della Cassazione

Quando risparmiare sulla formazione costa caro alle aziende: le conseguenze delle sentenze della Cassazione

La formazione non è un costo, ma un investimento fondamentale per la sicurezza e la legalità aziendale. In un recente articolo, l’avvocatessa Anna Guardavilla analizza come, negli ultimi cinque anni, le sentenze della Corte di Cassazione abbiano colpito le aziende che hanno omesso o ridotto la formazione dei lavoratori per risparmiare, con sanzioni gravi ai sensi del D.Lgs. 231/01.

Il quadro giuridico: responsabilità e formazione

L’art. 25-septies del D.Lgs. 231/01 sancisce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (aziende) qualora, nell’interesse o vantaggio dell’ente, si commettano reati legati alla salute e sicurezza dei lavoratori, come lesioni personali colpose gravi o omicidio colposo.

L’art. 37 del D.Lgs. 81/08 (e l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025) impone obblighi stringenti in tema di formazione: deve essere adeguata, sufficiente e rispondente ai rischi reali.

Se la formazione è carente – anche solo per risparmiare poco – e ciò provoca un infortunio, l’azienda può essere ritenuta responsabile in base alla “colpa organizzativa”.

Quando risparmiare diventa un vantaggio illecito

Ancora più significativo è il principio giurisprudenziale secondo cui la responsabilità dell’ente non viene esclusa dalla modestia del risparmio: basta un risparmio minimo per configurare un “vantaggio economico” illecito se collegato alla mancata formazione.

Recentemente, la Cassazione ha ribadito che anche risparmi contenuti, se correlati alla formazione omessa, possono comportare sanzioni pecuniarie e interdittive ai sensi del D.Lgs. 231/01.

Il caso concreto: la sentenza del 6 febbraio 2025

Un caso emblematico è rappresentato dalla sentenza della Cassazione, Sez. IV, n. 4810 del 6 febbraio 2025: la morte di un lavoratore durante lavori di ripristino della copertura di un capannone, dovuta a formazione inadeguata, ha portato a una condanna dell’ente, confermando che il risparmio sulla formazione – anche minimo – può determinare una responsabilità penale dell’azienda.

Come difendersi: modelli organizzativi efficaci (MOG)

La Cassazione ha anche chiarito che, per evitare la responsabilità, le aziende devono dotarsi di modelli di organizzazione e gestione (MOG) ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 231/01. Tali modelli devono:

  1. Esistere formalmente;
  2. Essere conformi alle norme (strutturati in modo efficace);
  3. Essere attivamente applicati prima dei fatti – cioè operativi, non solo formali.

L’assenza di un documento sostanzioso – ad esempio, un DVR che non sia parte di un modello completo – non è sufficiente a escludere la responsabilità.

Formazione come valore, non spesa

Risparmiare sulla formazione può sembrare una decisione conveniente nel breve termine, ma le sentenze dimostrano come possa tradursi in condanne gravi e costose per l’azienda, comprese sanzioni interdittive che ne limitano l’attività.

La formazione, invece, va vista come un pilastro imprescindibile: garantisce sicurezza, prevenzione, legalità e protezione dell’azienda.

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